Pam touReno farfalle biologiche

Il 2018 è anche l’anniversario dei 70 anni del prodotto marchio Coop, per questo motivo alcune delle iniziative che abbiamo organizzato per i 30 anni di Coop Reno, vogliono unire questi due anniversari, convinti che il prodotto a marchio coop, rappresenti un grande valore di distintività per la nostra catena Coop e ogni occasione di maggiore conoscenza di come vengono realizzati i prodotti e con quali caratteristiche sia utile non solo a rappresentare la nostra storia ma anche quello su cui fondare il nostro futuro.

70 anni fa nascevano i prodotti Coop: olio di oliva, caffè e sapone da bucato. Oggi alla Coop ne trovi più di 4.000.

In 70 anni tutto è cambiato, l’Italia, gli stili di vita, le abitudini di consumo. Noi però abbiamo continuato a migliorare i nostri prodotti con lo stesso obiettivo di sempre: fare la cosa giusta per i consumatori, realizzando prodotti buoni, convenienti, etici e sicuri. Temi a noi cari come la trasparenza della filiera, la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente, sono cresciuti di importanza fino ad avere un forte impatto sull’opinione pubblica.

Con le nostre campagne, abbiamo sempre anticipato queste tendenze e interessi di consumo. Abbiamo eliminato il fosforo dai detersivi e gli OGM dai prodotti alimentari e dai mangimi.

Oggi, vendiamo solo uova da galline allevate a terra e combattiamo l’illegalità̀. Stiamo lavorando affinché́ nelle filiere di carne a marchio Coop venga fatto un uso razionale degli antibiotici riducendoli se non necessari o eliminandoli addirittura.

Abbiamo deciso di coinvolgere alcuni dei nostri produttori perché aprissero le porte delle loro aziende ai colleghi e colleghe di Coop Reno, per conoscere direttamente i processi produttivi e le modalità con cui vengono realizzati alcuni dei prodotti che vendiamo nei nostri scaffali.

Lo scorso 10 maggio insieme ad un gruppo di lavoratori e lavoratrici dei negozi e della sede di Coop reno siamo andati in visita alla Cooperativa Iris in provincia di Cremona, azienda che produce alcuni tipi di pasta a marchio Vivi verde, osservando da vicino sia la parte del Pastificio che quella della fattoria con le coltivazioni biologiche.

Siamo stati accolti a braccia aperte da Maria Pesci e Fulvia Mantovani, che ci hanno fatto visitare il nuovissimo Pastificio: La mutualità è il principio sul quale si fonda tutto il lavoro di Iris”, afferma Fulvia Mantovani, vicepresidente della cooperativa.  Il pastificio Nosari di Piadena acquisito da Iris nel 2005, risale al 1925 ed era ormai troppo vecchio, aveva altissimi costi di produzione. Inoltre, il sisma in Emilia del maggio 2012, che si è sentito anche a Piadena, ha danneggiato alcune attrezzature. La macchina per gli spaghetti è stata aggiustata con un investimento di 100mila euro, ma il danno principale è stata la mancata produzione per diversi mesi dopo il terremoto abbiamo così scelto di aprirci e rinnovarci, emettendo azioni mutualistiche con la volontà dei soci lavoratori di dare respiro al progetto Iris, trovando la forza per un nuovo investimento.

Il nuovo pastificio che abbiamo visitato infatti si è sviluppato su una superficie di 14.724 metri quadrati una costruzione a bassissimo impatto ambientale, costruita con materiali in prevalenza riciclabili. Il cemento è stato ridotto al minimo, si trova soltanto nelle colonne portanti; gli altri materiali usati sono legno, acciaio, vetro, canapa e formelle di argilla cotte in fornaci locali. L’intero stabilimento è alimentato da energia rinnovabile con un risparmio del 60% rispetto ai consumi del precedente Pastificio il tetto è stato ricoperto da pannelli fotovoltaici che, insieme con i giardini pensili, contribuiscono alla coibentazione dell’edificio.

All’interno del pastificio abbiamo potuto ascoltare dalla viva voce dei protagonisti, la storia di Iris (il nome è ispirato al genere Iris che comprende almeno duecento specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome di giaggiolo) che nasce nel 1978, quando nove giovani, ragazze e ragazzi si uniscono ed iniziano a lavorare insieme nella pianura cremonese, lo scopo iniziale è quello di lavorare la terra per la produzione di prodotti sani, senza l’uso di sostanze chimiche di sintesi, percorrendo gli insegnamenti dei loro padri, quando l’agricoltura rispettava l’ambiente, l’uomo e gli animali. Secondo i fondatori la cultura contadina doveva crescere, svilupparsi e diffondersi. Maurizio Gritta, è il presidente e fondatore di IRIS Cooperativa agricola, crede nel rispetto e l’amore per la natura, che gli hanno fatto scegliere la strada come agricoltore biologico, e con lui ogni giorno questa passione è cresciuta i tanti altri soci.

I lavori agricoli iniziano in un piccolo paese vicino alla città di Cremona in un solo ettaro di terra, i giovani iniziano a lavorare alacremente per produrre ortaggi di stagione che vendono direttamente in azienda.

Il lavoro è duro e faticoso, “la terra è bassa”; la strada scelta è fatta di molti sacrifici e di pochi denari; in cooperativa si lavora per produrre alimenti primari di qualità, sani, ad un prezzo accessibile a tutti e per proporre attraverso la vendita diretta, la cultura contadina; il messaggio del “progetto economico Iris”.
Per migliorare la vendita dei tanti ortaggi la coop. IRIS apre due spacci agricoli nella citta di Cremona dove si svolgono molte attività culturali: sui metodi di produzione biologiche, sull’alimentazione, sull’ecologia….

 

Nel 1984 la IRIS si fonda ufficialmente come cooperativa agricola di produzione e lavoro, come proprietà collettiva e con lo scopo di coltivare esclusivamente biologico. Quattro punti fondanti sono stati inseriti nell’oggetto sociale e sono:

  1. Praticare e diffondere la coltivazione agricola con il metodo dell’agricoltura biologica
    Creare occupazione in particolare femminile ed a persone svantaggiate
    3. Sviluppare il rapporto diretto con il consumatore, per diffondere la cultura contadina e il metodo di coltivazione a produzione biologiche e biodinamiche
    4. Promuovere la cultura della proprietà collettiva.

 

Questi sani principi non solo sono attuati con rigore, ma li abbiamo anche respirati durante tutta la giornata, soprattutto quando abbiamo visitato la fattoria agricola, camminando tra le coltivazioni biologiche siamo rimasti incantanti dalla tanta passione che ci mettono, i sorrisi di quando ci hanno raccontato che hanno “inventato” un sistema con pacciamatura di carta, che fanno produrre specificatamente da una cartiera, si tratta di carta non trattata che a fine cultura rimane nel terreno diventando sostanza organica. L’irrigazione è fatta a goccia, con un impianto irriguo ben distribuito, anche le manichette cioè i tubi di irrigazione vengono riutilizzati.

 

Dal 1994/96 l’azienda agricola di Calvatone comincia a divenire un punto di riferimento per chi coltiva biologico, poi la scelta di trasformare in prodotto “finito” biologico le coltivazioni agricole, porta l’Iris ad incrementare l’occupazione dei soci sempre in una un’ottica di mutualità.
Nel 2005 la cooperativa decide di rilevare il pastificio con cui lavorava ormai da anni, che versa in condizioni difficili e non garantisce continuità di lavoro ai dipendenti. Per questo IRIS coop. agr entra nella gestione diretta e nel 2008 rileva completamente il pastificio, mantenendo così tutti i posti di lavoro, nella persecuzione dell’oggetto sociale.

La coop. agricola IRIS e A.S.T.R.A BIO, negli anni sono diventate aziende ben radicate nel territorio ma anche con molti soci in tutta Italia ed all’estero, essi sono coinvolti sempre in tutte le decisioni, apportano ricchezza e solidità ai principi etici e di economia solidale.

A questi principi si è legata Coop, e con l’azienda ha deciso di produrre la pasta viviverde, (che ci hanno fatto assaggiare a pranzo con la loro passata di pomodoro biologico, che bontà), ed è stato molto bello sentirsi dire che “voi di Coop ci fate 4 controlli l’anno, non li fa nessuno, per questo apprezziamo molto la vostra serietà e rispetto per la qualità”

 

Mentre lasciamo i campi per tonare a casa, notiamo tutti lo sguardo dispiaciuto di Fulvia, che si gira verso quel campo di grano che durante la notte è stato investito da un violento nubifragio, “non solo produrrà di meno, ma così è più facile che si ammali” lo dice con quel tono di voce riferendosi al grano come a qualcosa di vivo, anche questo fa parte di quella cultura ben rappresentata da quel murales sulla cascina “semina cambiamento”, anche partecipare a questa giornata è un modo per farlo.