PRO-GETTARE IL FUTURO

Il 2017 è stato l’anno del cambio di Governance con la nomina di un Consiglio di Amministrazione, di seguito vi riportiamo un estratto del discorso di insediamento del neo presidente Andrea Mascherini. Vorrei parlare di Futuro, e per farlo ho scelto di parlare delle “persone”, perché sono le persone il centro del nostro essere e del nostro modo di lavorare. Per iniziare a parlare di futuro ho scelto Mario Bellini, 82 anni, noto architetto, designer, visionario, che ha dedicato tutta la sua vita a dar forma al futuro: è l’uomo che nel 1965 ha disegnato il primo pc della storia, con P101 di Olivetti e 10 anni prima di Walkman ha sperimentato l’idea della musica da portarsi in giro, con il mangiadischi della Grundig, e oggi continua a firmare opere di architettura come il MiCo di Milano o il Tokyo Design Center. Parto da un uomo come lui, perché il significato di “pro-getto” è “gettare in avanti” e non possiamo pensare al futuro senza un’idea di progetto.

IN TAXI AL MUSEO DI ROCHDALE Di solito quando parliamo di cooperative di consumo partiamo dai valori fondanti della cooperazione dettati dai Probi Pionieri di Rochdale che, nell’Inghilterra del 1844, diedero vita alla prima cooperativa di consumatori. Qualche settimana fa sono voluto andare a Rochdale e capire da vicino quanto sono ancora vivi questi principi; ebbene arrivato in questa cittadina in treno ho poi chiesto a un tassista di portarmi al Museo dei Probi Pionieri. Risultato? Faccia stupita del tassista, perché non sapeva dove fosse, e anche chiedendo ad altri suoi colleghi, nessuno sapeva dove fosse il Museo. Mi sono arrangiato a piedi e grazie a Google Maps sul telefonino l’ho trovato da solo. All’entrata fa bella mostra un cartello con i famosi principi, e tra questi il numero 6 che recita “pagamento in contanti”. Senza rinnegare il nostro passato, siamo sicuri che per progettare il futuro abbiamo bisogno di tornare così indietro? In una società in cui uno dei problemi principali del supermercato era il pagamento in contanti, perché accettare dei pagherò o cambiali significava in quel momento mettere a repentaglio l’intera cooperativa. L’ultima Carta dei valori delle cooperative di consumatori è aggiornata nel 2009: sono passati oltre 170 anni dai Probi Pionieri e appena 8 da quella carta, eppure basta soffermarsi sul fatto che nel 2011 le prime tre imprese capitalizzate nel mondo erano la Exxon Mobil (settore petrolio), la PetroChina (sempre settore petrolio) e la Industrial and Commercial Bank of China, e che nel primo trimestre del 2017 sono tutte aziende tecnologiche – Apple, Alphabet (la holding a cui fa capo Google) e Microsoft – per capire come va il mondo.

LA VISIONE DEL FUTURO Io vorrei che oggi pensassimo a un’idea di futuro di Coop che faccia tesoro del passato, ma che sappia avere una propria forma autonoma e originale, scritta al giorno d’oggi, che tenga conto della nuova società in cui viviamo. Posso forse progettare il nostro futuro facendo finta che la società non sia colpita nel profondo dell’anima dalle continue stragi che il terrorismo di matrice estremista islamica sta provocando? Il 16 giugno, dopo 12 giorni di agonia, è morta Erika Pioletti, travolta dalla folla impazzita di piazza San Carlo a Torino, dove, al di là delle colpe dell’organizzazione, quei nervi tesi della società si sono evidenziati in modo crudele, creando il fuggi fuggi generale che ancora non si sa generato da che cosa. La notizia della morte di Erika non ha conquistato le prime notizie di TG o giornali, forse perché nella società di oggi una notizia che nasce da un evento di ben 12 giorni prima, non è più una notizia in grado di fare audience.

IL BISOGNO DI AVERE DEGLI EROI La prossima persona di cui voglio parlare è di Beatrice Vio, tutti noi l’abbiamo conosciuta durante le paraolimpiadi di Rio, dove è stata la prima atleta a vincere un oro nel fioretto priva di tutti e quattro gli arti. Bebe è diventata una “eroina del nostro tempo”, però non so quanti di voi si siano premurati di conoscere la sua storia, perché anche questo fa parte della nostra società: tutta la nostra vita è di corsa e spesso ci accontentiamo di informazioni che ci vengono date dai mass media, ma non troviamo il tempo di approfondirle. A 11 anni Bebe Vio frequentava le scuole medie di Mogliano Veneto; fu ricoverata dopo che la febbre e la cefalea di cui soffriva da alcuni giorni si acutizzarono. Il suo caso è riconducibile al più grave episodio epidemico di meningite da meningococco di gruppo C avvenuto in Italia negli ultimi decenni. Bebe, come i suoi coetanei, non era stata compresa nella campagna di vaccinazione contro la meningite dell’anno precedente, riservata ai bambini più piccoli. Senza entrare nel merito della questione vaccini, ho portato questo esempio perché questa società ha bisogno di “eroi”, e lei è l’esempio che la forza e la tenacia possono prevalere sulle difficoltà. Questo desiderio di immedesimarsi in qualcuno che ce la fa, sta diventando la reazione a uno status sociale in cui la maggioranza ha problemi. “VADO ALLA COOP” Prendiamo un’altro esempio: uno striscione che si trovava allo stadio di Roma durante l’ultima partita di Francesco Totti. Lo striscione recita “Si dica che ho vissuto al tempo di Totti”: al di là del tifo e della goliardata, in certi messaggi si evidenzia ancora una volta che questa società ha bisogno di riferimenti, ne ha una esigenza come dell’aria che respiriamo. E allora nella mia idea di un progetto di un futuro chiedo a Coop di tornare ad essere un riferimento per questa società, per la gente che esca di casa dicendo “vado alla Coop” e non un generico “vado a fare la spesa”.

FONDI PER I TERREMOTATI Partiamo dalla società di oggi e proviamo a costruire il nostro progetto, alcune idee le abbiamo già messe in campo e ve le voglio presentare. In questo ultimo anno abbiamo raccolto tra i soci e i colleghi di lavoro quasi 15.000€ per le popolazioni colpite dal terremoto nelle Marche, e anziché riversarli in un calderone senza la possibilità di consegnarli e seguirne il buon esito, li abbiamo depositati in un fondo apposito. Qualche settimana fa, abbiamo incontrato il presidente della pro-loco di Medicina per parlare di alcune collaborazioni da fare durante l’estate e veniamo, così, a conoscenza che tra alcuni progetti che stanno seguendo ce n’è uno che riguarda la scuola di un comune terremotato, il Comune di Caldarola, dove hanno trovato della gente straordinaria, seria, vogliosa di ricominciare a vivere. Ci mettiamo subito in contatto con il sindaco a cui diamo la nostra disponibilità per acquistare, con il nostro fondo, attrezzature che loro reputano necessarie. Con un po’ di pudore, ci chiedono di comprare una struttura di 6×12 metri, fornita di tavoli, panche e gazebo, il tutto per poter fare alcune feste di paese. Ci chiedono se per noi questi prodotti vanno bene, preoccupati che le attrezzature per le feste non fossero comprese tra i beni di prima necessità. Ci spiegano che per loro sono invece fondamentali perché se non riescono a organizzare di nuovo, e come sempre, momenti di convivialità, il paese muore con tutte le vecchie strutture distrutte. Grazie alla capacità e conoscenze con il mondo dei nostri fornitori di Paolo Camaggi, responsabile dell’ufficio acquisti di Coop Reno, riusciamo in fretta e furia a fargli arrivare in pochi giorni le attrezzature di cui avevano bisogno. La lettera del sindaco di Caldarola esprime da sola quanto sia importante il nostro modo di essere cooperativa.

IL LAVORO NELLA LEGALITÀ Continuo a descrivervi il progetto di futuro di Coop Reno anche attraverso Massimiliano Noviello e Francesco Pascale, che abbiamo conosciuto durante il nostro Bootcamp 2016: la Cooperativa Ventuno di cui fanno parte è una startup nata per la rivendita di prodotti ecologici e compostabili, nata dall’idea e dall’impegno di Gennaro Del Prete e Massimiliano Noviello. Due uomini accomunati dalla morte dei rispettivi padri uccisi dalla camorra perché volevano un’Italia libera dalle illegalità. Oggi con Francesco Pascale abbiamo condiviso un accordo importante: durante la settimana che precederà il Compleanno del Socio Coop Reno, il 22 ottobre sono state realizzate, insieme a Coop Ventuno, 250.000 shopper per fare la spesa con il loro marchio, per ricordare la loro storia, ma anche per dare un contributo imprenditoriale alla loro crescita, perché quel progetto di futuro ha bisogno non solo di parole ma anche di fatti concreti. Vogliamo che assieme al loro coraggio, la voglia di una società civile fondata sulla legalità e sul lavoro onesto, continui oggi a vivere nella cooperativa.

FARE RETE COOPERATIVA Sempre legata al nostro fare impresa, c’è la neonata cooperativa di Libera Terra, Rita Atria: una testimone di giustizia che ad appena 17 anni, nel 1992, dopo la strage di via d’Amelio dove perse la vita il giudice Paolo Borsellino, si suicidò perché non se la sentiva più di andare avanti senza quel legame con Borsellino che l’aveva sostenuta e protetta. I 5 soci fondatori sono stati selezionati con bando pubblico, a cui hanno partecipato 274 giovani, in seguito a un periodo di formazione tecnica sui temi dell’agricoltura biologica e della cooperazione. Un cammino denso di difficoltà e ostacoli, anche a causa dei numerosi incendi che hanno più volte compromesso la produttività degli uliveti dei terreni confiscati. Ci è stato chiesto di accompagnare la crescita di questa cooperativa, potendo portare la nostra esperienza imprenditoriale a confronto e supporto con la loro. Abbiamo deciso di aderire volentieri a questa richiesta del sistema, perché nel nostro progetto di futuro c’è sempre più integrazione con le eccellenze della rete delle cooperative che lavorano bene e hanno valori importanti alle spalle.

RIPARTIAMO DAL “NOI” Coniugare socialità, rapporto con il territorio e capacità imprenditoriali: è lo sforzo in cui da 3 anni siamo impegnati. Devo ringraziare tutto il Consiglio di gestione sia per la professionalità che per la grande passione con cui abbiamo lavorato, a partire dal vicepresidente Marco Manzoli, da Monica Marchioni, Arturo Panizza, Gilberto Bianchini e Stefano Battelli, insieme a tutto il gruppo dirigente che ha accompagnato i lavori e le scelte del Cdg come Erika Naldi, Paolo Camaggi e Laura Vannini. Una buona idea se viene condivisa diventa un’ottima idea. Così abbiamo cercato di trasmettere questo principio, mettendo in conto anche gli errori che purtroppo ci stanno quando operi un cambiamento radicale, ma che se affrontati con intelligenza diventano anch’essi un momento di crescita. Abbiamo fatto tanto, ma tanto è ancora da fare. E allora ripartiamo dal “NOI” di Coop Reno, quel “noi” fatto dai soci volontari che devono essere coinvolti anche con metodi e strumenti nuovi, perché diventino sempre più non solo voce ma anche gambe del nostro radicamento sul territorio; quel “noi” che è fatto dalle colleghe e dai colleghi dei nostri punti vendita, in particolare la squadra straordinaria dei nostri capi negozio, che ogni giorno con fatica e dedizione rappresentano la nostra Cooperativa. A loro va il mio più sincero grazie. Ripartiamo da quel “noi” del personale di sede, da tutti quelli che hanno saputo in questi anni affrontare il cambiamento, magari con difficoltà, ma con un’ottica di rispetto verso il ruolo che svolgiamo nei confronti di tutta la nostra rete. Essere cooperatori pone delle distinzioni ben precise; non siamo uno studio associato, in cui si collabora, ma si è per lo più autonomi nel proprio ruolo e nella propria funzione, essere cooperatori significa che abbiamo bisogno l’uno dell’altro e dobbiamo lavorare l’uno per l’altro.

AVANTI TUTTA! Infine vorrei parlare di me, non tanto per dare giudizi sul mio operato di presidente della Gestione, quello lo dovete dare tutti voi. Voglio solo soffermarmi su un punto a cui tengo molto: ho cercato di fare il presidente in questi tre anni, portando le mie idee, il mio stile, la mia passione per quello che faccio e per quello in cui credo. Non tutte le scelte che si fanno incontrano il favore di tutti, magari avrò deluso qualcuno, mi auguro però di non avervi deluso come “persona” perché quella sarebbe una sconfitta che farei fatica ad accettare. Ho tenuto in fondo al mio discorso quello che penso di Mario Cifiello, che oggi dopo 43 anni di onorata carriera nel mondo Coop lascia il testimone a un nuovo gruppo dirigente. Ci sarebbero tante cose da dire per descrivere il valore della persona, del cooperatore Mario Cifiello, ma penso di riassumerla in una sola frase che per me vuol dire tanto: “Si può insegnare senza volerlo, si chiama esempio”. Tu per noi, Mario, per tutto quello che sei e che hai fatto sei un esempio da seguire. In questi anni abbiamo sempre scelto di fare le nostre assemblee in luoghi simbolo del nostro territorio, valorizzando cultura, arte, socialità; oggi abbiamo scelto di valorizzare nel contesto del Museo Ferruccio Lamborghini, l’eccellenza dell’industria meccanica. Di fronte a tanta bellezza di queste macchine, devo ammettere una mia “debolezza”: mi entusiasma di più una macchina come quella in foto…Con questa macchina o con quella che vorrete, progettiamo il nostro futuro, con un obiettivo e una consapevolezza di quello che siamo, che riassumiamo con questo slogan:

“avanti tutta!”