Resistere al Silenzio

Venerdì 2 febbraio 2018 sono iniziati finalmente i lavori per la ricostruzione della Scuola di Caldarola, l’occasione giusta per ricordare il nostro viaggio tra gli amici di quella tera marchigiana:

 

Occhi stanchi, ma anche occhi orgogliosi di “essere sempre stato qui, non me ne sono mai andato neanche una notte”, me lo dice sorridendo con quel pizzico di amarezza che si mastica nel dire una verità che racchiude una storia di dolore… lui è Don Vincenzo, il parroco di Caldarola, il comune in provincia di Macerata colpito nel 2016 da tre forti scosse di terremoto.
Facciamo due passi insieme mi fa vedere la sua baracca, mi dice “io adesso vivo qui, ma non me ne vado, non me ne sono mai andato, oggi in paese siamo rimasti circa 400/500 persone, proviamo ad andare avanti, ieri ci hanno detto che li, lo vedi lì -mi dice indicando la montagna- ecco lì hanno detto che si aperta un’altra faglia…”
Mi accorgo che lo dice con naturalezza, mentre io dentro di me penso che mi ha detto una cosa davvero preoccupante, e ti accorgi da questi pensieri che il terremoto ha preso possesso anche del modo di parlare di questa gente.
È un sabato particolare questo, è uno degli ultimi week end di settembre dove ritrovarsi per fare un po’ di festa nel comune di Caldarola, sono venuto a dare un volto a voci che in questi mesi mi hanno raccontato la loro tragedia del terremoto, a vedere con i miei occhi che fine hanno fatto le strutture che come soci di coop reno abbiamo donato con i contributi raccolti, attraverso le nostre iniziative, dai punti del collezionamento, all’apericena, alle ore donate dai dipendenti. Una parte di quei soldi, esattamente ( 10.375,12 euro) sono serviti per comprare panche e tavoli, gazebo e tendo-strutture, me li fanno vedere con orgoglio in questo parcheggio alle porte del comune che si è trasformato in una nuova piazza, c’è il tendone “Piemonte” chiamato così perché donato dalla regione, c’è il capannone della scuola, ci sono le baracche, una di don Vincenzo, altre di servizio per i cittadini. Poi oggi hanno montato un palco per ospitare la banda Rulli Frulli, venuti direttamente da Finale Emilia, ad un unire con un filo rosso posti che la terra che trema ha unito in un triste gemellaggio, triste per le ragioni che l’hanno creato, ma allo stesso tempo ricco di gioia di vivere, di chi vuole continuare a vivere nonostante quello che è successo.

Occhi e sorriso solare, sono le prime cose che mi colpiscono di Roberta, consigliere comunale, che è stata delegata ai rapporti con chi ha espresso solidarietà al loro comune e ai loro concittadini.
“Qualcuno mi chiede “Roberta ma perché sei tutta sorridente? Che c’è da ridere in questa situazione? E io rispondo Perché devo far vedere quanto è importante le donazioni che ci fate, che devo fa? Solo piangerci addosso?
“Guardate qua queste sono le vostre panche quelle che ci avete regalato, sono più nuove delle altre si riconoscono subito, senza di queste anche oggi con tutta questa gente come avremmo fatto. Ditelo ai vostri soci di Coop Reno quanto sono importanti per noi anche questi oggetti, ci aiutano a continuare a vivere, ad essere una Comunità che si ritrova. Vi fermate a vedere i nostri
Ragazzi del coro oggi vero? Lo abbiamo chiamato “Vociinarmonia” riunisce i ragazzi di 5 comuni diversi e 11 scuole. Sono così bellini”.
Roberta Rovelli è consigliere comunale, lavora in banca, anche questa in una baracca, ogni giorno finisce il turno di lavoro e si mette al’opera per la sua comunità, lo fa con passione con voglia di reagire, il tempo nonostante la fatica passa veloce, “quante volte mio marito e mio figlio mi vengono a prendere che è già ora tarda”

Mi viene incontro Luca, anche se è la prima volta che ci incontriamo di persona non posso fare a meno di abbracciarlo, anche i suoi occhi sono stanchi come quelli di don Vincenzo, in lui vedo anche la pelle tirata, quella che ti rimane dai tanti e troppi pensieri che a partire dal 24 agosto del 2016 hanno trasformato un già complicato “ruolo” di primo cittadino, in una e vera e propria corsa ad ostacoli- “caro andrea, se qualcuno mi avesse detto un anno fa, sindaco se succedesse questo tu dovrai fare questo, poi questo poi questo, avrei detto “figurati” non ce la farò mai, e invece è proprio vero che nei momenti di bisogno tiriamo fuori da dentro di noi delle risorse inaspettate”
Luca Maria Giuseppetti è il sindaco di Caldarola, mentre mi parla tiene in mano un libro fotografico, sulla copertina ci sono tre date, tre orari, tre gradi della scala mercalli. Il 24 agosto 2016 alle ore 3:36 la terra ha tremato con un terremoto di magnitudo 6.0, il 26 ottobre dello stesso anno alle 21:18 la magnitudo è stata del 5.9, il 30 ottobre alle 7:40 di mattina un’altra scossa di 6.5
“Ho voluto fortemente questo libro- mi spiega- per trasmettere le mie sensazioni e le mie emozioni. La fotografia, proprio perché può sostituirsi alle parole e come le parole raccolte, racconta gli avvenimenti e gli eventi che accadono. Questo libro deve essere una memoria ed una indelebile testimonianza che resterà negli anni futuri e che ricorderà come eravamo, e come siamo oggi in questo momento, dopo gli eventi disastrosi che hanno sconvolto la nostra Caldarola. Ci sono attimi di grande bellezza, di gioia, di ricchezza e attimi di dolore e povertà; attimi di turbinosa vita cittadina e di vita triste e silenziosa”

Il silenzio… Un silenzio surreale… è quello che mi rimane più impresso nella mente quando mi metto a girare ai confini della zona rossa del centro storico di Caldarola, come se fossimo in quei villaggi fantasma dei film western, solo che questo non è un film, è la dura realtà di un paese che le scosse di un anno fa, hanno piegato portando via i suoni della vita… non c’è il suono di una tazzina di un caffè sul tavolo, non c’è il suono di una voce tra due compaesani che si incontrano per strada, non c’è il suono di una risata sul balcone…
L’illusione ottica ti fa credere che il palazzo del Comune sia appena restaurato, colori dei mattoncini perfetti, non vedi una crepa, vedi tutto fermo con i portici che ti riportano le insegne dei negozi, una pizzeria, il barbiere, un bar, dalla parte opposta la farmacia, poi il maresciallo dei carabinieri appena andato in pensione ci fa notare che il palazzo si è appoggiato tutto di lato e dentro è tutto distrutto…
Mi avvicino alla vetrina di un negozio, “la bottega di annalisa” per terra una forchetta, forse quando hanno portato via le cose, è caduta li e poi nessuno è tornata a prenderla.. sulla scansia della vetrina c’è un quadretto ribaltato, un dipinto con la didascalia “Caldarola Castello Pallotta”, è li impolverato dai calcinacci caduti e a rappresentare uno dei monumenti più belli che oggi non è più lui.
Mi guardo intorno e vedo terrazze con le piante secche, porte chiuse, qui tutto si è fermato, provo a mettermi nei panni di chi ha la sua casa li, la vede, è ancora in piedi, ma non ci può tornare e forse non ci tornerà più…
Credo sia difficile da accettare, una ferita aperta fa male, credo che anche dal punto di vista emotivo se non ci fosse una benda che te la nasconde di tanto in tanto sarebbe ancora più difficile da affrontare, qui è così queste strade, queste case sono una ferita aperta ben visibile.
Prima di lasciare il centro ci fermiamo a guardare quello che rimane della scuola Elementare e materna de magistris, una spianata di cocci, dopo che la scossa del 30 ottobre ha definitivamente reso impossibile un suo utilizzo e si è deciso di demolirla, sono contento di sapere che tutte le cooperative di consumo hanno deciso insieme di ricostruirla, è uno dei progetti (trovate il detaglio nella maschera a alto dell’articolo) scelti dal Commissarrio Errani, per far rinascere questa Comunità, sono quelle cose che valgono più di ogni offerta commerciale per far capire ai soci e ai clienti che per noi la parola “distintività” non è uno slogan ma è un modo di agire.

Torniamo alla nuova piazza e si iniziano a vedere ragazzi di ogni età che si portano dietro uno strumento, mi fermo a parlare con Fabiola Castagnetti, la dirigente scolastica, e dopo poco tempo mi domando con stupore, ma dove la prendono questa forza d’animo? Che brava gente. Mi parla della “forza della musica”, racconta che appena prima delle scosse di terremoto, grazie all’aiuto del maestro Maurizio Maffezzoli, hanno deciso di istituire un coro, perché l’esperienza musicale fa crescere, il coro è ascoltare chi ti sta vicino, un coro è coltivare la pazienza, ascolto, disciplina”

Il maestro Maurizio dice con orgoglio: “il coro è una delle esperienze più formative che ci sia, la prima regola da imparare è il Rispetto, perché se non hai rispetto non puoi far parte di un coro”.
La forza della musica è quella di saper immaginare il mondo- dice Jovanotti- ed ecco che questa giornata volge al termine con questo gemellaggio musicale, direttamente da Finale Emilia la
Banda Rulli Frulli, un progetto sperimentale di musica, integrazione e riutilizzo creativo dei materiali di recupero nato da un’idea di Federico Alberghini Rulli Frulli è un percorso di crescita nei confronti dell’altro, nel rispetto delle diverse capacità. “La banda è la banda” Non ci sono solisti, non ci sono elementi che spiccano rispetto ad altri ma si è tutti uguali e ognuno dà il proprio contributo col massimo del proprio impegno. Il numero dei suoi partecipanti è sempre in costante crescita, arrivando oggi a contare ben 70 membri tra bambine, bambini, adolescenti e giovani, abili e diversamente abili. Dopo il terremoto che colpì l’emilia, la banda anziché diminuire ha aumentato i suoi partecipanti e l’idea di utilizzare quello che capita vuole essere una risposta alla terra che trema, facciamo con quello che abbiamo.

Un ultimo abbraccio con il sindaco Luca “La disponibilità che ci avete dimostrato con il vostro sostegno e importante contributo, ci lascia senza parole, il fatto che pur non conoscendoci personalmente avete voluto darci fiducia è un fatto straordinario e ci incoraggia nel nostro lavoro giornaliero per cercare di mantenere viva l’attenzione sul nostro paese e di creare momenti di socialità con i miei cittadini.
Il gemellaggio che si è venuto a creare con la vostra regione, anche grazie al vostro presidente Stefano Bonaccini, ci ha aiutato non poco, tutte le “ persone “ della protezione civile dell’Emilia Romagna, che hanno fatto servizio nel “ campo” allestito a Caldarola , hanno dimostrato una sensibilità non comune , sia professionale che umana e inoltre tornando a casa hanno raccontato la nostra storia creando così una rete di aiuti che fino ad oggi non ci hanno lasciato mai , un esempio siete, appunto voi con il tramite dei nostri amici di Medicina”.

E’ stato un viaggio lungo e difficile, ma ne valeva la pena, per portare un po’ di suoni di vita a quella gente che ha voglia di resistere al silenzio e alla distruzione. Sono quei viaggi che, semmai c’è ne fosse bisogno, ti mettono in ordine, nel giusto ordine, i problemi della vita… ci rivedremo presto perché quel silenzio non prenda mai il sopravento e la consapevolezza che un coro non si fa con una sola voce ma con voci diverse.

 

Andrea Mascherini
Presidente Cda Coop Reno